Ho deciso di postare tutta la ff completa
Capitolo 3 – il tetto
Salii le numerose rampe di scale e con il fiato corto aprii la porta che dava sul tetto della scuola.
Era lì. Non ci potevo credere il diavolo Bass era sulla terrazza, dovevo ammetterlo ,era molto attraente con i capelli scuri scompigliati dal vento.
Cacciai via immediatamente quei pensieri dalla mia testa e facendo dietro-front pensai di uscire dalla porta dalla quale qualche secondo fa ero entrata, ma una voce molto calda mi fermò.
“Waldorf, te ne vai di già”
Mi domandai come facesse a sapere che fossi arrivata visto che per tutto questo tempo era voltato di spalle, probabilmente essendo prole di satana aveva dei poteri magici o qualcosa di simile.
“So che sei venuta fin qui solo per vedermi” affermò piuttosto convinto, forse per aprire una specie di conversazione.
“Si certo l’importante è crederci Bass, in realtà ero venuta qui per pensare un po’ in pace.
Tu che ci fai qui? non dirmi che anche tu sei qui per riflettere sui problemi che affliggono la peccaminosa vita di Chuck Bass”
“In realtà sono venuto qui per fumare Marijuana e perché adoro i tetti” disse il mio interlocutore con un tono molto annoiato
Poi riprese affermando “Ehi, tu dovresti avere lezione ora!”
“Mi hanno sbattuto fuori dall’aula”
“Non è da te Blair, questo potrebbe costarti l’ammissione a Yale”
“Come sai tutto questo ??? Chi ti ha detto di Yale e quando ho lezione” chiesi preoccupata poi come se avessi avuto un intuizione aggiunsi “Oh probabilmente te l’ha raccontato Nate, deve parlare spesso della sua fidanzata”
“Si vede che non hai un investigatore privato nelle chiamate rapide del cellulare” rispose sogghignando
“A dire il vero Nate non mi ha mai parlato di te, da quando lo conosco mi ha parlato di solo due ragazze: una certa Serena, della quale era cotto, e Vanessa, mi pare si chiamasse così, una poveraccia di Brooklyn.” Disse per concludere
“Quindi tu mi avresti fatta seguire da un detective ?!?” dissi tra un misto di rabbia e incredulità, ignorando completamente ciò che aveva appena confessato su Nate.
“Certo, io ho informazioni su chiunque” rispose come se non gli importasse niente di me.
“Fantastico quindi io sarei chiunque ?!?” affermai piuttosto contrariata avvicinandomi sempre di più a lui con il mio sguardo inquisitore
“Certo tu per me non conti niente”stavo per rispondere quando il suo improvviso avvicinarsi me lo impedì.
Successe tutto in pochi secondi, si avvicinò ancora di più a me colmando la breve distanza tra di noi, ponendo una mano dietro la mia schiena mi attirò a se baciandomi.
Era un bacio, un vero bacio. Passionale, forte e… accidenti non saprei come definire un bacio alla Chuck Bass, era come una scarica di passione ed adrenalina dalla quale non potevo più fare a meno.
E dopo quel bacio ce ne fu un altro, poi un altro, poi un altro ancora e poi dei singhiozzi.
Cosa qualcuno stava piangendo, quel qualcuno era Serena la mia migliore amica che proprio in quel momento spalancò la porta in lacrime.
Immediatamente mi divincolai dalla stretta del pervertito e ignorando completamente Chuck corsi da lei.
“Serena Tesoro cos’è successo”
Tra i singhiozzi riuscii solo a distinguere un verso che somigliava a Dan, ora iniziavo a temere il peggio.
Capitolo 4 - Detective
Dopo che Serena si fu calmata mi spiegò tutto. Vi assicuro era una notizia scandalosa anche se siamo nel Upper East Side.
La consolai dicendo che il mare era pieno di pesci, ma non credevo mi prendesse così alla lettera.
Questo era il motivo per cui stavo tergiversando davanti alla porta della suite di Chuck Bass al palace.
Alla fine mi decisi a bussare e dopo qualche minuto comparve il maniaco con un bicchiere di Scotch e un sorriso trionfante.
“Waldorf, sapevo che saresti venuta” disse allungando il braccio verso il mio.
“Non ti esaltare Bass, non sono qui per quello che pensi tu” dissi schifata dalle sue allusioni poi ripresi intimidita chiedendo: “Ho bisogno del tuo aiuto, dovresti aiutarmi a cercare informazioni su una persona”
Lui mi guardò con aria interrogativa e divertita allo stesso momento
“Se ti facessi un favore tu saresti in debito con me, questo lo sai vero” disse ammiccante
“Potresti evitare di fare allusioni continuamente” chiesi veramente irritata
“Allora mi aiuterai sì o no ?” lui sembrò pensarci su qualche secondo e poi acconsentì
“Dunque si tratta di un certo Carter Baizen” notai subito che si irrigidì appena nominai quel ragazzo
“Lo conosci” chiesi titubante
“Vai avanti” rispose secco lui, avrei voluto replicare, ma il tempo stringeva quindi decisi di proseguire
“Questo ragazzo ha iniziato ad uscire con Serena dopo un suo “momento di fragilità” e io temo che abbia qualcosa in mente, ho sentito cose orrende sul suo conto, ovviamente non do molto peso alle voci di corridoio, ma…” venni interrotta da una sua richiesta
“Serena non stava con Dan Humphrey ?”
“Diciamo che ha avuto qualche buon motivo per rompere”
“ E questo tizio è comparso subito dopo la loro rottura ?” chiese come a confermare la sua affermazione
“Esatto! Lei mi ha raccontato che loro due avevano avuto dei precedenti in Europa, ma è stata molto vaga”
“D’accordo cercherò qualcosa che possa incriminare Carter Baizen”
“Grazie mille, tienimi aggiornata” stavo per andarmene quando mi offrì di restare a bere qualcosa, non so per quale ragione accettai.
Dopo un paio di bicchieri la situazione degenerò enormemente,non so neanche come mi risvegliai nel letto del Bass-tardo con una forte emicrania.
Capitolo 5 – Un folle risveglio
Impiegai qualche minuto prima di orizzontarmi completamente quando vidi spuntare dal bagno un volto molto conosciuto.
“Buon giorno Waldorf” disse sorseggiando un bicchiere Scotch
“Bass” commentai acida
“Già Scotch di primo mattino” osservai lievemente disgustata
“Proprio così Waldorf o preferisci tigre” rispose facendo un’allusione che non colsi
“T..tigre Bass stai forse impazzendo ?”
“Possibile che non ricordi la nostra notte, non molte donne scordano di aver fatto sesso con Chuck Bass”
“Forse volevo rimuovere” dissi stizzita
Dopo di che socchiusi gli occhi, sforzandomi di ricordare la nottata mi comparvero in mente dei flash.
Immediatamente riaprii gli occhi, pensando che questo bastasse a cancellare quello che era successo, proprio come quando facevo un incubo.
“Waldorf calmati sembra che tu abbia visto un fantasma” disse commentando la mia espressione
“Vedrò il tuo di fantasma dopo che ti ucciderò se non te ne vai via subito” risposi ancor più arrabbiata
“Ecco da dove la prendevi tutta quell’energia tigre”
“Bass, sparisci”
Per qualche strano motivo mi assecondò così ne approfittai per vestirmi rapidamente e sgattaiolare fuori dalla suite.
Le cose procedettero tranquillamente continuavo ad uscire con Nate fino a quando qualche giorno dopo ricevetti una telefonata dal pervertito.
“Hai scoperto qualcosa” dissi senza neanche dire pronto o chiedergli come stava
“Sì è stato facile quel Baizen, non è proprio un santo”
“Forza dimmi”
“Fa in modo che Serena si trovi al locale sulla quinta strada questa sera, fonti sicure mi hanno detto che Carter è solito portare lì le sue ultime conquiste”
“D’accordo,grazie” dissi quasi riattaccando, ma una voce calda e seducente mi fermò
“Blair non riagganciare” constatai che per la prima volta mi chiamò Blair.
Adoravo quando mi chiamava Blair, era fantastico, il mio nome pronunciato da lui sembrava una sinfonia meravigliosa, ma che diavolo stavo dicendo.
“Bass, che vuoi ancora”
“Te” disse semplicemente
“Non illuderti, tu non mi avrai mai”
“Mi pare che i fatti ti diano torto”
“Io appartengo a Nate” dissi infine risoluta convincendo più me stessa che lui
“Non appartieni a Nate e non sarà mai così"
Capitolo 6- Il soccorritore
Come previsto da Chuck incastrare Carter fu molto semplice, ma contro ogni mia previsione Serena ne uscì distrutta.
“Tesoro calmati, non pensavo che tenessi così tanto a quel buzzurro”
“Tutti gli uomini della mia vita sentono il bisogno di tradirmi, perché B ?” “Perché” chiese nuovamente in mezzo al pianto
“S , so che ti riferisci a Dan, ma ecco era una cosa diversa” dissi dolcemente, non sapendo nemmeno io cosa dire per consolarla.
“Diversa? Perché lui se la faceva con mio fratello invece che con una puttanella da quattro soldi” affermò Serena quasi urlando
“Serena calmati non urlare c’è gente” dissi cercando di contenerla e mi guardai intorno.
Eravamo sedute in un bar delizioso colmo di gente.
Dopo la mia affermazione Serena diventò incontenibile si alzò su un tavolo e si mise a gridare cose tipo:
“Perché mi fissate ?!? pensate che una sia pazza solo perché si metta ad urlare in un bar” “i pazzi siete voi”
“Una non ha il diritto di urlare e sfasciare il mondo quando scopre che il ragazzo che ha amato si frequenta con suo fratello” “si esatto non sorella fratello” disse rimarcando l’ultima parola
Io cercai di tirarla giù, ma con scarso successo quando intervenne qualcuno a darmi una mano e a farla scendere.
“La ringrazio signore” dissi all’uomo che era intervenuto
“Si figuri signorina, ma noi non ci siamo già visti per caso” disse con tono mellifluo il mio interlocutore
Il soccorritore ci stava provando con me, accidenti non si può mai stare tranquilli in questa città.
“Senta se pensa di potermi incantar… Chuck ?”
“Proprio io, ma perché ultimamente mi fissi sempre come se vedessi un fantasma?”
“Perché non ti aspettavo” poi aggiunsi: “mi stai facendo pedinare confessa, ti trovi sempre misteriosamente dove mi trovo io com’è possibile”
“Destino, intesa chiamalo come vuoi” “E dov’è ora il tuo principe azzurro ?” replicò Chuck sogghignando
“Non è affar tuo, ora devo portare via Serena” dissi caricandola su un taxi
“Ti do una mano”
“Non è necessario” e ovviamente ignorò la richiesta perché salì anche lui sul taxi.
Capitolo 7 – Qui per te
Riportata S da sua madre, chiesi al taxista di riportarmi a casa e gli fornii l’indirizzo, ma Chuck lo bloccò ordinandogli di andare in un altro luogo.
“Ma che diavolo fai devo andare a casa!” gli sbraitai contro irritata
“No”
Fu l’unica sillaba che disse per tutto il viaggio, questo mi fece capire che era successo qualcosa così lo seguii senza chiedere niente, ma non posso nascondere che la preoccupazione si stava facendo sempre più spazio nella mia mente e nel mio cuore.
Non era da Chuck stare zitto, lui era solito fare lo sbruffone e punzecchiarmi appena possibile per nascondere le sue insicurezze: la paura di non piacere, di venire abbandonato, di deludere la sua famiglia.
I miei pensieri furono fortunatamente fermati dal taxista che ci comunicò il nostro arrivo, Chuck gli diede il suo compenso e si fece strada verso il palace, senza curarsi che io lo stessi seguendo.
Arrivammo davanti alla sua suite, l’apri con la chiave magnetica ed entrai subito dopo di lui.
Richiusi la porta e mi voltai verso di lui che stava indicando il letto.
“Chuck, non mi avrai portata qui per fare sesso spero”
Lui non mi ascoltò neanche prese un cuscino ed una coperta ed andò a distendersi sul divano.
Io rimasi immobile per qualche secondo poi andai verso il divano di Chuck e cercai di trarlo su, ma ero troppo magrolina per sollevare tutto quel peso.
Allora mi feci spazio sul divano e restai lì con lui, lo abbracciai, non sapevo perché ma sentivo che ne aveva bisogno.
Lo guardai negli occhi, quegli occhi nocciola che erano sempre stati un mistero per me; speravo di capire cosa volessero dire,ma non riuscii a decifrarli e così lo abbracciai ancora più forte con la speranza che capisse che io ero li per lui.
Capitolo 8 – un bacio di troppo
Mi risvegliai avvolta da una piacevole stretta mi avvicinai al ragazzo che giaceva accanto a me e gli stampai sulle labbra un delicato bacio
“Buon giorno Chuck”
Lui si svegliò e mi guardò con aria interrogativa, allora anche io mi resi conto di quello che avevo appena fatto, mi staccai subito da lui e mi alzai in piedi allontanandomi sempre di più dal divano.
“Scusa ehm pensavo fossi Nate” cercai di giustificarmi cercando di apparire il meno possibile nervosa
“Già ed è per questo che hai detto Buon giorno Chuck”
Accidenti quel Bass ne sapeva una più del diavolo
“Ammettilo che sei attratta da me”
“Mai” commentai secca e decisa
“Hai fame ?” Apprezzai molto il suo tentativo di cambiare discorso
“Si molta” poi guardando l’orologio rimasi sconvolta erano le 10
“Oddio avrei dovuto fare colazione con Nate, sua madre e il capitano un’ora fa. Devo andare” esclamai raccogliendo le mie cose frettolosamente.
“Ormai avranno sicuramente già finito di mangiare”
“Dove vuoi arrivare Bass”
“Dov’è finito il dolce Chuck” rispose con il solito ghigno riferendosi ai fatti di poco prima
“Non cercare di cambiare argomento”
“Volevo dire che anche se ti affrettassi sarebbero sicuramente già andati via, dovresti accontentarti di prendere un caffè da bere per strada tutta sola, mentre qui hai un ristorante a disposizione per fare colazione.”
“Gentile da parte tua preoccuparti della mia alimentazione” dissi sarcastica
“Lo considero un sì, forza andiamo prima che chiudano”
“Ehi questo hotel è tuo, il ristorante per il capo non chiude mai”
“Come lo sai ?”
“Mi sono documentata, non sei l’unico fan dei detective privati” esclamai sorridendo
Anche lui sorrise, non parlo del solito ghigno, questa volta assomigliava proprio ad un sorriso.
Dopo la colazione con Chuck ci furono altri incontri. Sembra incredibile, ma io e il maniaco iniziammo una specie di “amicizia” che durò all’incirca tre giorni, dissolvendosi completamente quando…
Capitolo 9 – Attrazione Pericolosa
Era un giovedì sera piuttosto piovoso di NY, Nate era impegnato ad arruffianarsi suo nonno e tutto il resto della famiglia così decisi di passare da Chuck.
Arrivai alla suite bussai più volte, ma non rispose nessuno; Ero sicura che fosse in casa le luci erano accese e non era nemmeno occupato con una delle sue solite donnacce, in quelle occasioni attaccava sulla porta un cartello non disturbare.
Corsi subito alla reception per farmi dare un duplicato delle chiavi, dopo qualche insistenza me lo consegnarono e con altrettanta rapidità risalii all’ultimo piano.
L’ascensore non mi parve mai così lento, finalmente un segnale sonoro mi segnalò l’arrivo al piano.
Aprii la porta con la chiave,spalancando l’uscio trovai Chuck sdraiato sul pavimento con la testa appoggiata al muro con in mano un bicchiere di non so cosa, successivamente notai sul tavolino una quantità di droghe leggere sparse dappertutto.
“Chuck” sussurrai disperata
Ci mise un po’ a riconoscermi
“Che diavolo ci fai qui” disse freddo
“Alzati” gli dissi mentre iniziavo a far sparire la roba dal tavolino e togliendogli il bicchiere di mano.
“Che c***o vuoi”
“Chuck non è il momento per parlare, vai a farti una doccia e lascia quella roba”
“Già non è mai il momento per parlare! Ne con te ne con mio padre, tornatevene alla vostra vita perfetta e lasciatemi qui a marcire da solo” disse alzandosi in piedi barcollando vistosamente
“Chuck sei ubriaco, smettila non sai quello che dici”
“Oh lo so perfettamente. Sono Chuck Bass tutti stanno con me per i soldi, le donne e il divertimento, ma infondo mi detestano tutti anche tu, mio padre e Nate.”
“Smettila” gridai esasperata
“Io ti disgusto, come a tutti gli altri”urlò lui per superare il tono della mia voce
Mi avvicinai a lui rapidamente e lo baciai voracemente con forza e passione, lui immediatamente ricambiò il bacio con la stessa energia sospingendomi verso il letto fino a quando ci cadetti sopra.
Anche lui mi seguì e riprese a baciarmi sul letto quando respirando affannosamente mi sussurrò.
“Non farlo, te ne pentiresti”
Io per tutta risposta lo baciai con la stessa intensità di prima e iniziai a sbottonargli la camicia.
Capitolo 10 - Bisogno
Da quel giorno iniziai una specie di relazione segreta con Chuck, era una cosa senza importanza: io continuavo ad uscire con il mio principe azzurro e lui con le sue prostitute.
Era quasi incredibile, ma ne avevo bisogno; era come l’aria che respiravo , come il sole che ti permette di vedere i colori del mondo, era solo uno stupido bisogno.
Condividevamo qualche momento d’amore, se così si poteva chiamare visto che l’amore era l’unica cosa che non c’era.
Lo toccavo, lo baciavo e per un momento sembrava tutto perfetto come se ci fossimo amati davvero, ma poi posavo gli occhi sui suoi ed ecco che arrivava l’incertezza.
Non riuscivo a leggere quello c’era scritto, questo mi rendeva insicura e fragile.
Amavo come mi guardava Nate, era lo sguardo carico d’amore migliore che una ragazza potrebbe mai sognare di ricevere, quando lui mi guardava, nei suoi meravigliosi occhi blu vedevo la mia immagine riflessa come una regina, vedevo che per lui era come se la mia sola presenza illuminasse tutta la stanza. Mi faceva sentire importante ed amata, ma odiavo come mi guardava Chuck perché quando io guardavo i suoi occhi nocciola mi ci perdevo dentro, non capivo mai a cosa stesse pensando o se stesse bene, non ero in grado di leggere cosa fosse celato nei suoi occhi.
Una nottata mentre mi stavo rivestendo sentii un debole sussurro di Chuck
“Dovresti rompere con Nate”
“Perché ?”
“Lui non ti rende felice”
“Lo fa !” “a modo suo” aggiunsi in fine
“Non è il modo giusto”
“Che ne sai tu, di qual è il modo giusto per rendermi felice ?!?”
“Non lo conosco, infatti non ti costringo ad una relazione con me.”
Mi voltai per la prima volta da quando era cominciata la nostra discussione e con un’ occhiata gli feci segno di continuare a parlare.
“I.. io non sarei mai capace di renderti felice, di trattarti nel modo che meriti, ma non mi piace vederti con Nate, lui non è certo migliore di me. Meriti di meglio.”
“Chuck, non è tutta una gara a chi è il migliore, io sto con lui perché almeno prova a rendermi felice e questo mi basta, mi fa sentire amata.”
“Non è così”
“Come?”
“Se ti facesse stare così bene, tu non verresti da me”
Aveva ragione accidenti, era difficile incartare Chuck Bass, lui soppesava ogni singola parola e non si sbilanciava mai.
“Buona notte Bass” dissi prendendo la borsa e avviandomi all’uscita senza aspettare il suo saluto, quando fui uscita dalla porta sentii un piccolo dolce “Notte Blair” , ma dovevo assolutamente essermi sbagliata.
Capitolo 11 – Non lasciarmi
Ero appena rincasata quando trovai nel salotto di casa mia: Cyrus, mia madre, Serena e Nate, appena entrai mi guardarono tutti contemporaneamente con occhi pieni di tristezza e dolore.
“c.. cosa è successo” riuscii a balbettare guardandomi in giro lentamente
Loro per risposta si guardarono ripetutamente, poi dopo qualche secondo Cyrus trovò il coraggio e iniziò a parlare, avrei voluto che non l’avesse mai fatto.
“Blair, pare che Chuck”
“Chuck” dissi interrompendolo “C..cosa è successo a Chuck” chiesi con un filo di voce terrorizzata dalla possibile risposta.
“Chuck è in coma”
Rimasi pietrificata avevo mille domande, ma non riuscii a parlare e a chiedere niente.
Udii solo Serena che mi diede dettagli sulle condizioni di Chuck.
“I medici hanno detto che è andato in overdose dopo aver assunto una grossa quantità di stupefacenti, è stato trovato in stato di coma da una cameriera dal Palace”
“Portatemi da lui” fu l’unica cosa che riuscii a dire.
Nate venne subito ad abbracciarmi e ad accompagnarmi all’auto, con noi venne anche Serena, mentre mia madre e Cyrus restarono a casa cercando di contattare Bart Bass.
Dopo qualche ora i medici ci comunicarono che le sue condizioni erano stabili e che saremmo potuti entrare nella stanza per qualche istante.
Appena il dottore finì la comunicazione attraversai velocemente il corridoio, ad ogni passo che compievo sentivo il mio cuore scheggiarsi. Non appena entrai e lo vidi straiato con le flebo attaccate ovunque, fu come se tutte quelle piccole fratture nel mio cuore si aprirono ancora di più, rompendo tutto come quando un bicchiere di cristallo cade a terra.
Mi avvicinai a lui e gli presi la mano, avrei tanto voluto che strinse la mia a sua volta, anche solo debolmente, ma non successe.
Avrei voluto piangere e chiedergli di non lasciarmi, ma non lo feci, rimasi pietrificata a guardarlo per non saprei dire quanto tempo.
Dopo di che pregai, in tutta onesta potevo dire di non avere idea di come si pregasse, ma ne avevo bisogno e quindi farfugliai qualche richiesta a dio, sperando che mi ascoltasse.
In fine mi voltai verso Chuck e per la prima volta gli confessai che lo amavo, che non sapevo nemmeno io come fosse potuto accadere , ma che senza di lui la mia vita non avrebbe più avuto senso.
Capitolo 12 – Mi sei mancato
Restai in ospedale per due lunghissimi giorni, allo scadere del terzo un’ infermiera mi disse che Chuck si era svegliato e che quasi sicuramente si sarebbe ripreso.
Allora finalmente piansi tutte le lacrime che avevo trattenuto da quell’orrenda sera, tornai a casa e non andai più a trovare Chuck.
Lo rividi quasi un mese dopo quando si presentò fuori da casa mia.
“Blair” disse dolcemente chiamandomi appena mi vide
“Bass, non si usa più portare dei fiori“ risposi aspramente
“Perché non sei più venuta in ospedale da quando mi sono svegliato” continuò lui ignorando il mio tono acido
“Mi hanno detto che Nate e Serena hanno passato molto tempo con te, non c’era bisogno della mia presenza”
“Io ne avevo bisogno” disse lievemente Chuck, guardandomi con uno sguardo dolcissimo.
Non riuscivo a replicare e mi voltai di scatto, non avevo armi contro quegli occhi, lui sapeva leggermi dentro e io non volevo, non questa volta , avevo sofferto abbastanza.
“Blair, Serena mi ha detto che hai rotto con Nate”
“Dove vuoi arrivare Bass, non l’ho certo fatto per te”
“Dimmelo voltandoti verso di me e guardandomi negli occhi questa volta”
Mi voltai lentamente e cercai di non intercettare il suo sguardo.
“Pensavo che tu mi amassi” disse per ultima cosa raccogliendo il coraggio
Allora non riuscii ad evitare di guardarlo.
“So che ti ho fatto soffrire già molto, ma io vorrei provare a…”
Come consueto lo incitai a continuare con lo guardo .
“vorrei cercare di far funzionare le cose” “tra noi intendo” terminò dopo qualche secondo di silenzio.
Mi era mancato troppo per continuare a fingere di restargli indifferente, mi avvicinai a lui e lo baciai con trasporto.
Tutta quella sofferenza, quei giorni di ansia e dolore vennero spazzati via da quel bacio. Eravamo solo io e lui e questo mi bastava.
Capitolo 13 – Mi ami
Io e Chuck eravamo ormai inseparabili e devo dire che per non aver mai avuto una relazione seria, se la cavava molto bene.
Questa sera ci sarebbe stato il ballo più importante della stagione, io come consueto mi preparai con qualche ora d’anticipo rispetto all’evento con l’aiuto della mia fedele cameriera Dorota.
Arrivata al party ebbi come un Deja Vu e ricordai la festa alla quale conobbi Chuck per la prima volta e un sorriso involontario comparve immediatamente sul mio volto.
La prima persona che vidi fu Serena che flirtava vistosamente con uno dei soliti bei-ragazzi-ricchi-anonimi che frequentano solitamente questi ambienti.
Andando alla ricerca di Chuck mi scontrai con Nate.
“Mi scusi”
“Blair ?” Chiese Nate confuso
“Oh ciao Nate” lo salutai entusiasta, qualche attimo dopo il mio sguardo si posò sulla sua accompagnatrice
“Lei è Jennif”
“Lei è la piccola Jenny Humphrey, la sorella di quel bastardo che ha fatto soffrire la mia migliore amica” esclamai interrompendo Nate, che diventò rosso dall’imbarazzo per la pessima figura che stavo facendo.
“Voglio dire con rispetto parlando. Insomma solo perché tuo fratello è una canaglia che vorrei non fosse mai nata e tu hai agguantato il mio ex ragazzo dopo qualche mese che abbiamo rotto non vuol dire che non possiamo essere amiche”
“Beh io devo andare, buon proseguimento di serata ad entrambi” conclusi infine congedandomi.
Dopo aver girato tutta la casa alla ricerca della “pecorella smarrita” sentii dei rumori provenire dalla stanza degli ospiti, spalancai la porta e trovai il Bass-tardo che stava baciando una ragazza.
Oh non era una ragazza qualunque era la migliore amica di Dan Humphrey, quella poveraccia ipocrita di Brooklyn.
Quando mi vide si stacco da lei, quasi come fosse disgustato dal suo bacio, io scappai via in lacrime.
“Blair” si mise ad urlare cercando di fermarmi.
Non volevo più ascoltare le sue scuse, le sue giustificazioni. Non l’avrei più perdonato, non questa volta, aveva già avuto molte ultime occasioni.
Poi mi voltai e lo vidi. Vidi i suoi occhi, il suo sguardo e finalmente capii.Decifrai quegli impenetrabili specchi color nocciola.
Lui mi amava era questo che era sempre stato scritto nei suoi occhi.

I'm Dreaming New York
If you can’t be a highway, then just be a trail,
If you can’t be the sun, be a star.
It isn’t by size that you win or you fail:
Be the best of whatever you are
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